Alla vita
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.
..dopo tanto tempo torno a scrivere..torno a scivere perchè la bellezza e la delicatezza di questa poesia commuovono. non ha la forza imbarazzante di un'alba invernale, ma la sottile e struggente presenza della violetta nel campo..così piccola, quasi inosservata, eppure così necessaria per quel contesto. almeno, questo è quello che quel fiore suscita in me..
"la vita non è uno scherzo..senza aspettarti nulla.." quante volte ho lasciato scivolare via momenti dopo momenti, solo perchè non portavano ciò che aspettavo. quanti giorni non scritti sul calendario della mia vita, quante occasioni sprecate. il momento che sconvolge non è la verità della nostra vita, quello è per kundera come gli uccellini che si posavano su san francesco, qualcosa di straordinario, ma non "vero", mio, quotidiano, da attendersi. arrivare a saper morire "affinchè vivano gli uomini di cui non conoscerai la faccia e morrai sapendo che nulla è più bello, più vero della vita", è talmente vero e talmente bello che lascia quel senso di colpa per tutto l'egoismo che non so vincere. forse sarà che in sottofondo gli U2 suonano la malinconica "october", forse sarà che è natale e tutti vorremmo essere più buoni per recuperare quel che non abbiamo fatto negli altri 11 mesi..forse sarà perchè "a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia".
..che incredibile avventura è la vita, quella di tutti..solo i poeti sanno vederla in tutta la sua grandezza, solo i cinici riescono a nasconderne tutta la multiforme e innegabile bellezza..
"Carissimo,
allora provo a dirti qualcosa di quello che i miei occhi hanno visto in questi posti. E' impensabile che nel 2000 ci possano essere dei bimbi che muoiono di fame…Qui quest’anno hanno seminato 3 raccolti, ma a causa di tutti i cambi climatici, senza togliere la siccità causata dalla guerra, non è cresciuto nulla.
Diversi bimbi malati di malaria, anche piccoli, arrivano ai nostri ospedali da soli, viaggiano per giorni senza che nessuno li possa accompagnare, durante il percorso incontrano pericoli di iene che li aggrediscono e sbranano…è semplicemente impressionante. Le mamme non possono accompagnare i loro bimbi e rimangono a casa con gli altri figli piccoli e i nonni, questo perché tutti i giovani (ragazze/i) dopo la XII, che è la nostra scuola superiore, con la scusa di terminare la scuola sono costretti ad andare al confine, a prestare servizio militare a vita.
Al fronte i ragazzi fanno la fame, mangiano, quando c’è, un piatto di ceci...se ne vedi qualcuno in giro è lo spettro della morte. La cosa assurda e terribile è che quando poi si ammalano li lasciano morire legati sotto il sole. Capisci a che punti arrivano? C’è una crudeltà e disumanità inaudita, neppure gli animali si abbassano a fare certe cose. Ma come si può accettare tutto questo? Il loro aguzzino è il capo, cioè uno di loro. Forse sarebbe ancora concepibile, ma non giustificabile o condivisibile, se a fare certe cose fosse un nemico, animato da odio, vendetta, voglia di umiliare l'avversario. Sarebbe terribile e ingiustificabile, ma forse potremmo ancora concepirlo, sdegnandoci terribilmente, ma come si può fare questo e farlo alla propria gente?
Lo sai che se i giovani scappano (sono quelli dei barconi), indebitandosi per farsi prestare i soldi, non è detto che arrivando in Libia o in Sudan, che è già un impresa perché devi attraversare il deserto, non li trovino ancora degli ufficiali e li rimandino in patria. Qui finiscono in carcere, spesso sono seppelliti vivi e quelli più fortunati che escono lo fanno dopo mesi di carcere (e che carcere!!!), se no li uccidono.
Se sanno poi che uno è scappato, o i genitori, o la moglie con i figli, finiscono in carcere senza cibo ne medicine..così si ammalano tutti e poi muoiono.
Non ci sono parole, è una realtà indescrivibile, quello che ho visto e provato non riesco neanche marginalmente a descriverlo con le parole...è indescrivibile, sono cose che ti restano nella pelle.
L’unica cosa bella è che la gente ricorre a Dio, ha molta fede, si alzano quasi sempre alle 4 per andare a Messa (e ti dico che è dura perché è piena notte, l’ho fatto anch’io) confidando che il Signore ascolterà il loro grido, però mai come adesso io mi chiedo: noi possiamo stare tranquilli di fronte a questi dolori?
Volevo solo condividere tutto questo con te, per non lasciare nel silenzio il dolore di questo popolo che esce tra l’altro da (...) anni di guerra e dopo (...) anni di pace ha la sua seconda guerra, non ancora conclamata, ma c’è già, ora. Io la chiamo guerra fredda, perché nessuno può parlare neppure in famiglia, perché a volte ci sono delle spie anche tra loro.
Carissimo, queste sono confidenze, perché se le trova qualcuno qui finiamo male, se vuoi condividerle con qualcuno di che hai saputo senza citare nomi.."
Davanti a queste cose mi sento infinitamente piccolo. Vedo tutto la mia meschinità, tutta una vita permeata di incosciente consumismo, egoismo, ignoranza colpevole. Immagino, ma solo lontanamente purtroppo o forse per fortuna, il cuore e gli occhi di quelle madri che devono lasciare partire i loro figli, perchè quella è l'unica drammatica possibilità. Immagino come guarderanno tutti i particolari di quel bimbo, per imprimerseli negli occhi un'ultima volta, perchè il cuore li ricorda bene, ma facilmente li tiene gelosamente per se. No, non si riesce a dare mai l'ultimo saluto, perchè c'è sempre un ultimo abbraccio, un'ultima parola non ancora detta e troppo importante per essere lasciata li.Si vorrebbe godere di un ultimo istante con lui, ma il presente è ora passato ed è sempre troppo poco quello che si è trattenuto di lui in sè. Allora si inizia a cercare nelle onde dei ricordi e si vedono la nascita di quel figlio, le prime parole, gli abbracci, i sorrisi e ora quella dolorosa partenza..così piccolo e chilometri e chilometri da fare solo, lui che chissà quante volte si è perso nei dintorni e lo sei dovuto andare a cercare preoccupata...per non parlare di quando ha pianto per la paura del buio e tu lo riempivi di baci stringendolo a te. Così piccolo, preda in qualsiasi momento delle iene che cercheranno di sfamarsi con lui, così indifeso e ingenuo, in mezzo a uomini più pericolosi degli animali, perchè non ne condividono l'animo nobile.
Come possiamo accettare uno strazio simile, come possiamo passare tranquilli le nostre serate a festeggiare halloween, a sospirare una forma fisica migliore, o a lamentarci quando non possiamo permetterci tutto quello che vorremmo? Possiamo realmente farlo, quando bambini che dovrebbero pensare solo a giocare, per sopravvivere, fanno cose che avremmo paura a fare noi che siamo più grandi di loro? Chi di noi andrebbe per la savana da solo, di notte, senza niente, con tutti i pericoli che ci sono, a cercare un ospedale lontano giorni di cammino? Io avrei paura. Non è perchè sono africani o ammalati che non hanno disperatamente paura. Non è perchè sono africane e hanno molti figli, che quelle donne non muoiono di dolore al pensiero che loro figlio debba partire solo in un mondo troppo grande e crudele per lui. Il dramma è dato dal fatto che seguire lui, vorrebbe dire far morire tutti gli altri che rimangono a casa con te...è una vera tragedia greca, nel significato più pieno del termine. Pensare che quel figlio per cui daresti la vita, come tutte le mamme del mondo, probabilmente verrà sbranato da qualche animale, nella effimera speranza di sopravvivere, deve essere un coltello piantato nel cuore...lasciarlo morire in casa, o lasciarlo andare perchè forse potrà essere curato? Ma solo forse..
Anche per i fratelli più grandi provo una pietà enorme: non hai diritto, non mangiano e bevendo acqua infetta, a stare male. Ti sei ammalato? Bene, ora morirai solo, legato, sotto un sole che cuoce, come un sacco di spazzatura, gettato lì..senza valore, per chi lo fa..e per chi non vuol sapere.
E' solo la nostra indifferenza a zittire quel dolore. Lo relega egoisticamente in un luogo lontano, dove non dia fastidio, dove mi permetta di continuare a vivere tranquillamente nel mio guscio. Ma questo dolore cresce, il dolore crea la disperazione e la disperazione rabbia..la rabbia genera vendetta. Samo tutti responsabili, certo, non possiamo singolarmente cambiare tutto il mondo, ma potremmo informarci e non far passare sotto silenzio, almeno nella nostra coscienza, situazioni simili. Potremmo lasciarci scomodare almeno dal dolore di chi ci passa accanto..magari non risolveremo i suoi problemi, ma almeno coglierà il fatto che il suo dolore non è invisibile al mondo e questo aiuta. "Solo i bambini sanno quello che cercano. Perdono tempo per una bambola di pezza e lei diventa così importante che, se gli viene tolta, piangono.." ha detto il piccolo principe. Abbiamo così tanta fretta nella nostra vita, che non abbiamo più tempo per gli altri e i loro bisogni..riusciamo a malapena a intravedere noi stessi..ma non so se possiamo sapere ciò di cui abbiamo realmente bisogno..se questo è un uomo.."C'è speranza nell'uomo" disse Gandalf ad uno stupefatto Elrond. Si, io sono convinto che non sia tutto tenebra, perchè il testimone caduto di mano ad una madre Teresa che ha terminato la sua corsa, è stato raccolto da persone come la mia amica che hanno urlato al mondo "questo è un uomo!!"..anch'io voglio raccogliere quel testimone e correre per chi non lo può fare, verso chi non lo può fare...che tu sia gazzella o leone, comincia a correre...
Ricevo e, come richiestomi, pubblico sul blog, visto che da un pò non scrivo...ma a breve condividerò una lettera schoccante che ho ricevuto..
Per quanto riportato qui sotto, credo che non ci siano parole da aggiungere...
"Guillermo Habacuc Vargas ha organizzato una mostra esponendo cio' che di migliore il suo genio potesse partorire: UN CANE LEGATO AD UNA CORDA,DESTINATO A PERIRE DI FAME DINANZI AI CURIOSI OSSERVATORI, ESPERTI DI PSEUDO-ARTE.
L'idea geniale,brillante,rivoluzionaria e' stata addirittura premiata con un invito all'artista in questione a partecipare alla Biennale Centroamericana del 2008 come rappresentante del suo paese.
BOICOTTA LA PRESENZA DI GULLIERMO HABACUC ALL'EVENTO,CONTRO LA DISUMANITA' CHE SI SPACCIA PER ARTE. L'ARTE NECESSITA DI STRUMENTI MIGLIORI
http://www.petitiononline.com/13031953/
VI PREGO PUBBLICATELO SUI VOSTRI BLOG, MANDATELO VIA MAIL, FATE GIRARE E ANDATE A FIRMARE SUL SITO http://www.petitiononline.com/13031953"
Cara mamma,
avrei voluto scriverti prima, ma non ne ero capace. Avrei voluto e dovuto scriverti che ti volevo bene e che era bello vivere circondato dal tepore del tuo abbraccio, perchè tutto aveva una luce rosa e sapeva di te...Si, avrei dovuto scriverti e forse sarebbe stato tutto diverso.
Avrei voluto dirti che non c'era paura e fatica con te, che sentivo ogni tua parola e le amavo tutte, condividevo con te ogni passo, anche se ero io ad averlo appesantito.
A volte sei stata male per colpa mia, lo sentivo e ti sei anche vergognata di me. Non avevi visto proprio quello nei tuoi sogni da bambina, quando il futuro non poteva che serbare gioie grandi e una vita serena...Ma purtroppo i sogni non sempre abbracciano la realtà, non so se per dispetto o incapacità, ma è così..
Avrei tanto voluto che tu mi chiamassi, che scandissi bene il mio nome, permettendomi così di credere che ogni singola lettera fosse stata ben soppesata e pronunciata con cognizione di causa, ma non ne sei stata capace. Io non ti biasimo per tutto questo, non è stato facile per tutti e due, mi domando solo se il vuoto che sentivi tu era uguale al mio. Eravamo due pallidi soli alla disperata ricerca di un tramonto in cui bruciare, ora invece per te sarò un sole nero, un buco che divora la gioia del cielo sereno, rendendolo solo il sudario di stelle che non brillano e di lune che non corrono più nella volta celeste, perchè incapaci di abbracciare brividi e sogni di cuori che piangono il peso di se.
Non voglio dilungarmi oltre, mamma...Che bello questo nome, è bello perchè sei tu, è bello perchè ogni volta che lo pronuncio mi dai una carezza di raggi di luna...Avrei voglia di dirlo un milione di volte, fino a stremarmi, per consumarmi con carezze che non puoi più darmi.
Ora ti abbraccio, con l'abbraccio che non ho potuto darti l'ultima volta che ci siamo visti. Ti voglio bene mamma, perchè sei una persona stupenda e se fossi nato, te lo avrei detto un milione di volte..
Questa è per te piccola E., perchè dopo tanti anni non ti sei saputa perdonare di quello che hai fatto e piangendo mi parli ancora di un sogno in cui dimentichi tuo figlio al sole e lui si scioglie davanti ai tuoi occhi. "Quale bellezza salverà il mondo?" si chiedeva Dostojevski, solo la bellezza dell'amore che abbraccia ogni dolore. La bilancia della vita non credo che penderà dalla tua parte col peso della vita che hai spento nel tuo grembo. Io credo che sia stato tuo figlio a vincere, sacrificandosi per te, riscattando con la sua vita quella della sua mamma...E in un Amore grande, più grande di tutti noi, lo capirai, trovando finalmente pace per quel tuo piccolo cuore tormentato..
Il titolo di questo post è volutamente fuorviante, come tali sono spesso i concetti che abbiamo delle cose. Con eroina non intendo la sostanza stupefacente, conosco bene come quel buco nel braccio getti in un tunnel popolato di tenebre e spettri e non sarò certo io a ringraziarla dopo quello che ha mietuto nella mia vita. Con questo sostantivo intendo un essere umano di sesso femminile che ha compiuto qualcosa di grandioso. Chi è l'eroe? Nell'antichità l'eroe era un dio caduto in disgrazia e degradato alla condizione umana, o un uomo innalzato a divinità per particolari meriti. Ai giorni nostri eroe è chi da prova di grande coraggio. In una società dove abbiamo tolto le fondamenta di Dio per diventare autosufficiente e liberi, ci siamo condannati a portare il peso delle nostre scelte e le conseguenze dei nostri errori. Com'è difficile rinunciare a ciò che ci piace per rimanere fedeli a quanto crediamo, com'è difficile farsi carico delle conseguenze dei propri sbagli. Eppure è così, ora dobbiamo andare avanti da soli..Ma ci riusciamo? Per Stefano Benni, no..Noi siamo traditori e incostanti per natura. Avete mai letto il suo Baol? Chi mi darà la forza di proseguire questo viaggio? Chi mi convincerà a credere che non sono solo a portare il peso del mondo, che non sto camminando come un equilibrista su un filo con un cucchiaio in bocca con sopra un uovo e sopra l'uovo il peso del cielo, come dice Ligabue... Chi mi aiuterà a trovare la forza per andare avanti, nonostante tante cose gettino un non senso in questo folle mondo? Anch'io voglio trovare un senso a questa vita...Solo l'eroe, colui che vince anche per me e mi riscatta nella sua vittoria, mi fa sentire parte di essa e mi stimola a proseguire, a migliorarmi. Siamo allora condannati alla disperata ricerca di eroi, di personaggi che rassicurino il nostro passo incerto...O almeno questo vale per chi, come me, non riesce a portare da solo, novello Atlante, il peso del mondo. Nella mia invitta fragilità, non mi basta chi ha saputo in un attimo riscattarsi con qualcosa di straordinario...Per me è troppo effimero, io ho bisogno di qualcosa di più quotidiano, di reiterato, di accessibile...Chi muore salvando un bambino che sta per essere investito, è una persona straordinaria, ma in questo gesto io dove attingo la forza per sopportare l'ingiustizia quotidiana, la precarietà del mio esistere, i miei tradimenti, la non accettazione di me stesso, il dolore... Come sono finte spesso le speranze e i valori che dovrebbero sorreggere la nostra vita, eppure ci siamo aggrappati ad essi come naufraghi ad un pezzo di legno che galleggia sull'abisso...Misere scatole che, una volta aperte, si rivelano per quel che sono: semplici scatole vuote che lasciano dentro solo l'angoscioso vuoto che portano in se...Perchè ho scritto tutto questo, perchè è passata a trovarmi un'amica, una ragazza sfortunata che ha una madre brava a raccogliersi in un bicchiere in cui naufraga come una barca troppo piccola per una mare troppo agitato e un padre che ha passato la vita a picchiarle. Io non so se la violenza fisica, già terribile così, sia trascesa in qualcosa di ulteriore, rendendo il padre orco e la figlia una semplice donna agli occhi di chi avrebbe dovuto invece raccogliere le sue lacrime e le sue gioie. Io non so se per rispetto o timore, non ho mai chiesto chiaramente dove avesse termine quella violenza, ma non sentivo giusto aggiungere a dolore e umiliazione altra sofferenza. Non aveva mai voluto dire niente in proposito e non aveva mai neanche lasciato la porta socchiusa, perchè qualcuno andasse a gettare un pò di luce su quel mostro che dilaniava il suo cuore. Chi mi cercava aveva bisogno di qualcuno che raccogliesse qualcosa da lei per una volta, a dare c'era già chi ci pensava, con botte e delusioni...Ogni volta che parlavamo era un fiume in piena, un fiume di rabbia, di odio, di sete di vendetta...Ma anche di fragilità, disperazione, solitudine...L'altra sera mi è venuta a trovare, presenza inaspettata, come una nevicata a ferragosto. Era diversa dal solito, era bella come un'alba d'inverno e vi era un rincorrersi di colori vividi che si susseguivano nei suoi occhi e nel suo sorriso, che la rendevano nuova ai miei occhi..."Li ho perdonati...Sono solo troppo fragili per portare il peso di una responsabilità che non sapevano prendersi...E ora sono serena..." Li aveva perdonati, mi parlava di come togliesse il bicchiere di mano a sua madre e la abbracciasse, perchè il dolore non aumentasse insieme al suo tasso alcolico, ma si potesse sciogliere in una pioggia di mille lacrime, gemme preziose a testimonianza di un amore mai morto per cirrosi epatica, di un amore che aveva trovato il suo riscatto attraverso il sacrificio di chi ne era stata vittima. I suoi occhi erano due stelle in quella strada buia che raccoglieva le sue confessioni, le sue parole violini suonati dalla brezza di primavera. Raccontava di come ancora si arrabbiasse per alcune cose di suo padre, ma come gli dicesse "io ti amo", perchè era suo padre e niente poteva fargli perdere il privilegio di quel ruolo, neanche la schiavitù per la parte più feroce e inumana di lui. Grazie eroina mia, perchè sei stata martire, cioè testimone, che non partiamo mai sconfitti, che nessun fato potrà mai spegnere il nostro sorriso e che nessuno è condannato ad un destino già scritto. Se è vero che a volte siamo solo una goccia di rugiada che muore nel primo raggio di sole, è anche vero che torniamo alla vita in tutte le nubi che corrono libere in cielo..
Questa pagina è per te dolce angelo forgiato da lacrime e sofferenza, non la leggerai mai, perchè mai ti dirò che ho scritto di te...Ma anche se sconosciuta agli occhi del mondo, il tuo olocausto nascosto, e quello di tante persone come te, permetterà a persone fragili e incerte come me, di rinvigorire il passo stanco verso la Vetta..
Mi incanto spesso a guardare il mare, ad ascoltarne il sommesso sussurro di racconti nostalgici, racconti di addii e arrivi, imprese e sconfitte, di amori e di odio.. Mi piace guardare il rincorrersi delle onde, la perenne contesa tra il mare e la spiaggia per uno spazio continuamente conquistato e perso. E' forse questa la "pesantezza dell'eterno ritorno" di cui parla Kundera ne "L'insostenibile leggerezza dell'essere"? La ripetitività è pesantezza e quindi condanna..e alienazione, mi chiedo? Se penso al film "Il re leone", la risposta non può che essere si. Quell'inizio e quella fine identici, dove il cerchio della vita si presenta sempre uguale, con un padre che mostra il proprio cucciolo in una scena identica e cristallizzata nel tempo..questo mi da angoscia, mi toglie il respiro. Se la vita è predestinata come fa intendere il film, capisco e condivido l'angosciosa ricerca di fuga dal mondo e da se, attuata anche attraverso quel gesto estremo che una certa filosofia ha teorizzato, unica via di libertà dai lacci di questo mondo. Se perdo la mia identità e unicità per trovarmi costretto in un copione già scritto per me, cosa vivo a fare? Se può anche essere bello suonare un brano scritto da un altro, la stessa cosa non posso dirla per quanto riguarda il vivere la mia vita.
La vita è troppo bella per essere vissuta superficialmente, è un'avventura che richiede coraggio e l'impegno di una continua ricerca per giungere alla sorgente che l'alimenta..l'uomo che non cerca, è un uomo morto..e solo chi cerca può giungere a conoscere se stesso..
Anch'io posso avere "Il mare dentro" e, a seconda di come lo vivo, posso dare un senso alla mia vita. In alcune lingue "mare" e "male" usano lo stesso termine. Per chi ha visto il film di Amenabar, sa di cosa sto parlando: posso essere limitato nelle mie possibilità di scelta (non posso uscire dalla finestra se sono al quinto piano, perchè non so volare; non posso girare liberamente sott'acqua, perchè non vi so respirare..quanti limiti ha la mia vita rispetto a sogni infiniti che conosce il mio cuore), ma la grandezza del mio essere mi permette di rituffarmi in quel mare che posso solo sognare. Due mani possono essere divise da una distanza incolmabile pur essendo a soli 10 cm l'una dall'altra se sono incapaci a muoversi, ma allo stesso tempo neanche la morte può slegare un amore che brucia il cuore.
L'essere del mare non finisce nel reiterato abbraccio alla battigia, ne in quello che la mia vista mi permette di cogliere..c'è qualcosa di ulteriore, di infinito..c'è il ricomprendere in sè terre lontane, avventura, albe che si susseguono, voli di gabbiani, tempeste..il mare può finire imprigionato in un metro di spiaggia se lo voglio, ma la realtà è ben diversa..Così è anche per la nostra vita..
..Mi chiedete dopo tutto questo come io sogno il mare? Se chiudo gli occhi, vedo la distesa di un miliardo di schegge dorate su questo manto in perenne movimento..sento il canto stonato e stridulo dei gabbiani che invitano a partire per terre lontane, scorgo una barca pronta a salpare per un porto che non ha ritorno..un malinconico blues ha inizio e accompagna il viaggio..feelin' bad blues
Oggi sentivo parlare dei ragazzi, erano belli accalorati nei loro discorsi, stavano rivendicando il loro diritto di scelta e a testimonianza del rispetto per questo valore, si "parlavano l'uno addosso all'altro", senza neanche ascoltarsi. Come siamo buffi a volte, urliamo al mondo una cosa e la zittiamo con la nostra vita.
I ragazzi che ascoltavo, discutevano sul doveroso diritto, e quindi non solo sulla possibilità, di indirizzare la loro vita lungo i binari che avevano deciso di percorrere..ho pensato a "la locomotiva" di Guccini, una lettura in chiave un pò minimalista, certo, ma non si dice che tutto l'oceano è ricompreso in una sola goccia del mare?.. la mia mente è così partita per sentieri misteriosi, si è addentrata in una fitta foresta di ricordi, si è inerpicata lungo labili ragioni che oggi mi fanno sorridere, si è riparata all'ombra di emozioni così esigue, da suscitare tenerezza. sono forse diventato cinico? non credo, forse oggi non mi accontento della bella fiammata che fanno le foglie secche nel fuoco, ad essa preferisco un fuoco duraturo..non sono cambiato, l'unica differenza è che forse oggi so attendere, e godere anche dei piccoli piaceri: lo stravolgimento delle emozioni è troppo effimero, non mi basta.."Sensazioni, sensazioni vogliono tutti provare, non ci bastano le solite emozioni,vogliamo bruciare. Sensazioni, sensazioni, sensazioni forti non importa se la vita sarà breve vogliamo godere. Sensazioni, sensazioni non sono mai abbastanza, troppo presto ci si abitua ci si stanca, ma è impossibile è impossibile far senza. Sensazioni, sensazioni, sensazioni sempre più forti, non importa se la vita sarà breve, vogliamo godere, godere, godere!!!". Vasco docet..
Nella quotidianità a volte mi stupisco di come cose tanto importanti per noi in passato, possano essere quasi dimenticate in un angolo della memoria, accade come con quei vecchi bauli appartenuti ai nostri nonni, abbandonati in qualche soffitta e riaperti dopo la loro morte, solo perchè il dovere lo impone, altrimenti sarebbero rimasti li a raccogliere l'arrivo di altra polvere. Pensavo alla mia adolescenza, alla mia voglia di combattere il sistema, al rifiuto nel farmi inquadrare in confini concordati, una realtà asfissiante, degradante, a mio dire, per ogni essere umano. Poteva essere l'anarchia la risposta al mio desiderio di mondi senza costrizioni? Stirner, padre dell'anarchia, non aveva trovato troppo gratificante il mondo che aveva creato, se alla fine era giunto a spegnere il microcosmo in cui si era rifugiato. In un mondo di relazioni e in un relazionarsi vero, non potevo accettare l'assioma per cui posso parlare solo di me, perchè io sono l'unica reltà e l'unico valore, dire uomo o umanità è già subordinarmi, quindi svilirmi nella mia grandezza, assoggettandomi a qualcosa che mi rende schiavo.
"la mia libertà finisce dove inizia quella di un altro"..eccola, lo sapevo che sarebbe arrivata. questa frase così comune e così priva di senso, mi ridestava dal mio viaggio tra le nebbie dei miei ricordi. Cosa vuol dire "la mia libertà finisce dove inizia quella di un altro"? Che cos'è la libertà? avrei voluto chiederlo a quei ragazzi.."voi sapete cos'è la libertà? siete persone libere? perchè se lo siete veramente, allora adesso state scherzando.." Noi confondiamo il libero arbitrio con la libertà, il che equivale ad equiparare l'anoressia ad una forma di dieta equilibrata..ma mi sono dilungato troppo, continuerò i miei pensieri con un prossimo post..che cos'è la libertà, inesistente lettore dei miei pensieri?
Spesso in televisione, sui muri, sul treno, sull'autobus, per non dire nei servizi igienici pubblici, ho letto le dichiarazioni d'amore più varie. Alcune erano volgari, altre stucchevoli, alcune veramente poetiche..ma è difficile trovarne di vere. Chi di noi non si è mai sentito dire almeno una volta nella vita "ti amo da morire", o "senza te non posso vivere". Parole vuote, che rotolano via lontane, senza lasciare un ricordo nel presente che verrà.
Credo che il grande Montale abbia immortalato l'amore in questi versi, dolci e malinconici..se guardassimo a queste parole prima di dire "ti amo" a una persona, forse ci sarebbe meno finzione nel mondo..e meno dolore..
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, ne più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso un milione di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Era una stupenda notte estiva, di quelle che solo la montagna ti può donare. Tutto era magico..il canto ronzante dei grilli cullava i miei pensieri, stavo circumnavigando la mia vita. Una brezza tiepida e leggera mi avvolgeva e mi coccolava, una coperta di stelle scaldava il mio cuore, perché non prendessi freddo..tutto era placido. Non so se avete mai visto un cielo di notte in montagna, è un damasco nero intarsiato di brillanti, è qualcosa che toglie il respiro. Mentre contemplavo quel capolavoro, la mia attenzione si è concentrata su una stella in particolare. Era solo una stella tra un mare di stelle, ma ha incominciato ad ingrandirsi, a brillare in modo anomalo, ha raggiunto circa 5 o 6 volte la sua dimensione originaria e poi si è spenta, così, discretamente, come per non disturbare, quasi in modo distratto. Ho provato a cercarla meglio, ma non esisteva più. In quella sinfonia di bellezza avvertivo la presenza della sua assenza..ho sentito come un vuoto nel cuore. Chissà quante migliaia di anni prima quella stella è finita e lei lo ha rivelato solo ora, chissà quante persone, quante guerre, quanti baci, quante lacrime, quanti morti, quanti desideri ha raccolto nel suo brillare discreto..e in modo altrettanto discreto se ne è andata. Forse ha fatto un pò più luce del solito, perchè aveva paura a morire sola..già la morte, che cosa buffa..Andy Wharol diceva che le persone non muoiono, si attardano solo a fare shopping nei piani alti, ma non ci crediamo, la natura stessa non ci crede. Ho visto il mio cane, un fratellino di 40 kg dal temperamento forte che non aveva paura di nulla, tremare tra le braccia di mio padre, mentre il veterinario incideva il suo tumore. Vedevo la vita scivolargli via di dosso e probabilmente anche lui lo sentiva con me. Ho visto un amico morire perchè ha messo male un piede in montagna, il sasso su cui ha poggiato per l'ultima volta la sua testa, non ha avuto la delicatezza di un cuscino..e lui non ha avuto l'ardire di aspettare ancora un pò a lasciarci, dove doveva andare? Perchè io quest'inverno, mentre sciavo, quando ho fatto un volo di 20 metri giù da un monte, ho concluso la mia corsa sbattendo la faccia nella neve fresca, a soli 50 centimetri da un masso? Perchè tutte le volte che ho giocato con la vita, ho raccolto sempre adrenalina e mai quello che rimaneva di me stesso? Una persona a me cara si chiedeva quale fosse il limite tra Dio e il fato. "Cos'è il fato?" le ho chiesto? Non lo sapeva. Allora come poteva metter dei confini a qualcosa di cui non conosceva la forma, l'estensione..la grandezza..
Come fugge via la vita, a volte rimpiangiamo quella che è andata persa, ma non piangiamo mai per quella che non sappiamo vivere e gettiamo via.. abbiamo mai saputo vivere veramente? O siamo solo sopravvissuti a noi stessi.."Io mi sopravvivo", ecco quale è la nostra nausea..
"Tu pensa a un pianoforte... i tasti iniziano, i tasti finiscono... tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti... non sono infiniti loro, sei tu che sei infinito... e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita... questo a me piace, in questo posso vivere. Solo Dio suona su una tastiera infinita". Questa è una citazione della leggenda del pianista sull'oceano..quante volte ho cercato terre infinite con tramonti infiniti di mille soli, solo per sentirmi libero e grande, ma da se stessi non si fugge neanche se si è eddy merckx, come dice Freccia. Quando la vita fugge, l'unico modo per fermarla è amare, ma troppo spesso sono troppo svogliato e stanco per farlo, mi limito così a sbuffare e rimpiangere..occorre saper stupirsi di tutto, entusiasmarsi per tutto..occorre che il piccolo peter pan che è in noi viva libero.."ogni volta che un bambino dice che le fate non esistono, una fata muore..", ogni volta che non saprò danzare la vita, dirò al mondo e a me stesso che la vita non è ne gioia ne avventura, sarò così, senza rendermene conto, ogni giorno un pò più morto.. fino a quando qualcuno non me lo ricorderà mettendo un mazzo di fiori sulla mia tomba..